Processo a Pinocchio, una storia di iniquità e rinascita
II burattino in cerca della libertà che divenne bambino
4/2/20262 min read


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Le avventure di Pinocchio hanno conquistato il cuore di moltissimi bambini forse perché l’innocenza dei piccoli lettori si identifica con la facilità del burattino di abbracciare persino i suoi carnefici, di buttarsi nelle fauci di figure spesso malvagie con un entusiasmo disarmante, eppure nelle stesse pagine Pinocchio mostra una generosità ed empatia straordinarie verso coloro che nemmeno conosce solo per averlo incontrato e una capacità di non serbare rancore che lo rende ancora più innocente nel suo errare e commettere errori.
Pinocchio trascorre quattro mesi in gattabuia perché… è innocente! e nel dichiararsi malandrino e colpevole gli viene spalancata la porta della prigione con tante scuse. Nessuno di noi che ha letto il libro ricorda questa pagina, si è rimossa l’idea che Pinocchio possa essere stato in una cella a pane e acqua perché colpevole d’innocenza!
Il processo di Pinocchio è un monito sul pregiudizio e i pericoli di quella giustizia sommaria che non ascolta, tetragona, sicura di essere vigile e attenta ma strabica per quell’assioma che “se sei qui una colpa deve pur esserci”. Assistiamo a dei passaggi che sembrano farsa ma in realtà sono il retro pensiero di chi seduto su uno scranno giudica il burattino costretto a difendersi da chi non lo riconosce, forse nemmeno lo vedono dietro grandi occhiali dorati privi di lenti, quale individuo libero e responsabile ma esattamente come un elemento di un meccanismo dal quale non vi è scampo. Franz Kafka nel processo avrà pensato ai gendarmi che prendono Pinocchio lo portano via e lui non sa perché? E avrà pensato a quei quattro mesi del burattino chiuso in una cella a scontare una condanna perché arrestato e messo in catene? In questa nuova lettura, il processo di Pinocchio diventa simbolo di una giustizia che non è solo iniqua ma assurda, governata dal caso e dall’autoritarismo.
Pinocchio, il burattino che cerca di diventare un bambino, si trova in una condizione di assurda esistenza non solo burattino ma pure colpevole di essere innocente al quale chiedono di crescere e di emanciparsi. La sua condanna è scritta ancor prima che inizi a parlare, riflettendo una realtà da cui solo la fuga nelle avventure e nelle bugie sembrano una via di uscita e di cambiamento e sempre che si sopravviva impiccati per il collo alla quercia grande.
In questo convegno, esploreremo il processo di Pinocchio come metafora esistenziale e di una giustizia che, piuttosto che indicare la strada per la libertà, antepone la propria esistenza e autoritarismo al buon senso e alla autorevolezza così da trasformarsi in una caricatura di sé stessa.
Il racconto di Pinocchio diventa una potente allegoria delle dinamiche sociali e giuridiche contemporanee, in cui l'individuo è sospeso è l’assurdo può diventare e diventa il probabile e possibile, mentre la vita si definisce per quella colonia penale in cui la stessa esistenza è uno strumento di tortura. In definitiva, il processo di Pinocchio diventa simbolo di un percorso che, seppur diretto verso la libertà, si scontra con i commi di un sistema che ripete sé stesso anche nell’errore senza tentare di porvi rimedio.
L’idea di questa nuova agorà è proporre una riflessione sul rapporto tra giustizia, autorità e libertà, tra leggi che negano il buon senso e leggi che rappresentano, tra le verità imposte e quelle da scandagliare. In un contesto in cui il burattino riesce a emanciparsi grazie alla sua voglia di esistere e di trovare un suo posto nel mondo errando ma anche consapevole di imparare dagli errori commessi.
